Una testa
che pulsa senza tregua.
Se le crisi ti fermano per ore o per giorni, se hai imparato a riconoscere i segnali e già sai cosa ti aspetta, se la luce ti fa male, il problema non è la testa. È un sistema intero che chiede di essere ascoltato.
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Alcuni segnali che il corpo chiede una via d’uscita.
- 01Le crisi ti fermano per ore o per giorni e ti tolgono parte della vita.
- 02Hai imparato a riconoscere i segnali premonitori e già sai cosa sta arrivando.
- 03Luci, rumori, odori diventano insopportabili durante l’attacco.
- 04Il dolore parte da una zona precisa: una tempia, l’occhio, la nuca.
- 05Spesso accompagnato da nausea, sensibilità allo stomaco, alterazioni della vista.
- 06Hai provato molti farmaci, alcuni funzionano per un po’ poi smettono.
Il mal di testa non nasce nella testa. Quasi sempre nasce nel fegato e nello stomaco.
L’emicrania e la cefalea cronica sono fenomeni complessi, che hanno quasi sempre origini lontane dalla testa. Lo sguardo energetico le legge in modo molto preciso: il dolore alle tempie, all’occhio, alla nuca, è quasi sempre il segnale di un sistema digestivo sovraccaricato.
Il fegato è uno dei principali responsabili. Quando lavora troppo, sovraccaricato da alimentazione pesante, da alcol, da emozioni trattenute (in particolare rabbia non espressa, frustrazione, decisioni rinviate), invia segnali che si manifestano in alto: alle tempie, agli occhi, alla nuca. Non è un caso che molte emicranie peggiorino dopo cene abbondanti, dopo periodi di rabbia trattenuta, nei momenti di cambiamento di stagione, all’inizio del ciclo mestruale.
Lo stomaco partecipa profondamente. Una digestione difficile, uno stomaco contratto da emozioni o da stress, alza la pressione verso l’alto. La nausea che spesso accompagna l’emicrania non è un effetto collaterale: è il segnale che lo stomaco era già coinvolto fin dall’inizio.
Aggiungi le tensioni cervicali, la mandibola serrata di notte, il diaframma contratto, e il quadro si compone. L’emicrania non è un problema isolato: è il sintomo finale di una catena che parte molto più in basso. Per questo i farmaci che agiscono solo sul dolore funzionano per un po’, poi smettono: non toccano la radice.
Non si tratta la testa. Si lavora dove il dolore comincia davvero.
Lo shiatsu sistemico relazionale non lavora sull’emicrania come se fosse solo un problema della testa. Ascolta dove il sistema sta sovraccaricando: nel fegato, nello stomaco, nelle cervicali, nella mandibola. E da lì comincia a scaricare la pressione.
Concretamente significa lavorare sulla zona viscerale, sul diaframma, sulla mandibola, sul collo, sui meridiani che attraversano la testa. Significa riaprire i canali in cui l’energia si era bloccata e permettere alla pressione di scendere.
Lo sguardo dello shiatsu è vitalistico ed energetico: non cerca diagnosi, riconosce qualità del flusso, dei meridiani, del respiro. È un linguaggio che si adatta sempre al ricevente. Per questo si può lavorare in qualunque fase: durante una crisi, con tocchi sottili e mirati ai punti che danno sollievo, oppure nei periodi tra una crisi e l’altra, con un lavoro più profondo sulle cause.
Per chi vive emicrania cronica, già nelle prime sedute spesso si nota qualcosa: le crisi arrivano meno spesso, durano meno, perdono di intensità. Non è una scomparsa immediata, è un cambiamento progressivo che il corpo riconosce e che, col tempo, diventa libertà ritrovata.
La testa che fa male è il punto in cui un corpo intero ha esaurito la sua pazienza.
Il percorso, passo dopo passo.
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Primo incontro
Ci conosciamo. Mi racconti a voce come vivi le crisi, da quanto, ogni quanto si presentano, cosa le scatena, cosa hai già provato. Lo shiatsu osserva il corpo da uno sguardo vitalistico ed energetico: parte da come stai adesso, da come digerisci, da dove la tensione si è installata. Durata 50 minuti.
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Le prime sedute
Lavoro più mirato sulla zona viscerale, sul diaframma, sulla mandibola, sulle cervicali. Cominci a notare che le crisi cambiano: arrivano meno spesso, durano meno, sono meno intense. Ragioniamo insieme sui fattori scatenanti e su come modificare qualche abitudine quotidiana.
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Il ciclo di dieci sedute
Di norma servono almeno dieci incontri perché il corpo riavvii il giusto dialogo con se stesso. È in questo arco che il sistema riorganizza il modo in cui smaltisce la pressione, che il fegato torna a respirare. Dopo, si decide insieme un protocollo di gestione: una seduta mensile, o la programmazione di un altro ciclo in un’altra stagione. Buona prassi è programmare il proprio star bene, non aspettare la prossima crisi per intervenire. Lo shiatsu in questo è fantastico: permette di sentirsi meglio e più vivi sempre, al di là dei dolori che si hanno.
Quello che ti stai chiedendo.
Quanto costa un trattamento?
Ogni incontro dura 50 minuti e il costo è compreso tra 80 e 100 euro, variabile in base al tipo di trattamento e alla durata del percorso. Per il ciclo di dieci sedute c’è una tariffa agevolata. Tutti i dettagli ti vengono comunicati al momento della prenotazione.
Quanti trattamenti servono?
Di norma serve almeno un ciclo di dieci sedute per riavviare il giusto dialogo con se stessi. Per l’emicrania cronica questo arco di tempo permette al sistema di alleggerire le pressioni che generano le crisi. Spesso si nota un diradamento progressivo già nelle prime sedute.
Dopo il ciclo si concorda insieme un protocollo di gestione: una seduta mensile, o la programmazione di un altro ciclo in un’altra stagione. Buona prassi è programmare il proprio star bene, non rispondere al dolore solo quando arriva. Lo shiatsu in questo è fantastico: permette di sentirsi meglio e più vivi sempre, al di là dei dolori che si hanno.
In che fase posso iniziare?
In qualunque fase. Lo shiatsu è un linguaggio, e come tale adatta le pressioni e il tipo di lavoro alla condizione del ricevente. Durante una crisi, con tocchi sottili e mirati ai punti che danno sollievo. Tra una crisi e l’altra, con un lavoro più profondo sulle cause. In fase di prevenzione, con sedute regolari che mantengono il sistema scarico. Il corpo ne ha sempre beneficio, in qualunque stato si trovi.
Posso fare shiatsu durante un attacco?
Sì, e in molti casi è proprio uno dei momenti in cui dà il sollievo più immediato. Durante una crisi il tocco diventa molto sottile, mirato ai punti che alleviano la pressione. Non è la situazione ideale per un primo incontro, ma se sei già in un percorso ed entri in crisi, una seduta in fase acuta può fare molto.
Cosa porto al primo incontro?
La tua storia, raccontata a voce. Mi interessa sapere come vivi le crisi, da quanto, ogni quanto si presentano, cosa le scatena, come stanno digestione e ciclo, come dormi. Lo shiatsu osserva il corpo da uno sguardo vitalistico ed energetico, parte da come stai qui, ora. Vesti comodi che non costringano.