Un dolore
che non ha un solo luogo.
La fibromialgia chiede una cura diversa. Non più forza, non più pressioni intense. Un altro tipo di ascolto, che insegni al sistema nervoso a non aver più bisogno di suonare l’allarme tutto il giorno.
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Alcuni segnali che il corpo ha alzato le soglie.
- 01Dolore diffuso, migrante, che non si localizza in un unico punto.
- 02Ti svegli più stanco di quando sei andato a letto, come se non avessi dormito.
- 03Piccoli stimoli diventano dolorosi: il tessuto dei vestiti, un abbraccio, una pressione lieve.
- 04Hai la “nebbia mentale”: fai fatica a concentrarti, a ricordare le parole, a seguire un filo.
- 05Rumori, luci, odori ti affaticano come non facevano prima.
- 06Hai cercato risposte per anni, hai fatto tanti esami, ti hanno detto che “non hai niente” ma tu sai che c’è.
Non è nella testa. È un corpo che ha alzato tutte le soglie.
La fibromialgia non è una manifestazione immaginaria. È un fenomeno reale, in cui il corpo intero ha modificato il modo in cui percepisce e processa gli stimoli. Le soglie si abbassano, ciò che prima non era doloroso diventa doloroso, il sistema vivente risponde come se fosse in allarme continuo.
Quasi sempre la fibromialgia arriva dopo anni di carico accumulato: stress cronico, lutti, eventi che hanno scosso, malattie prolungate, relazioni logoranti. O più spesso un intreccio di queste cose. Il corpo ha tenuto a lungo, ha compensato, poi a un certo punto si è tarato diversamente per proteggersi.
Il dolore diffuso, la stanchezza, la sensibilità aumentata, la nebbia mentale: sono tutte manifestazioni di un unico fenomeno, un sistema che non riesce più a uscire dalla modalità di allerta. Anche il viscerale partecipa profondamente. L’intestino chiuso da anni di tensione, lo stomaco contratto, gli organi che hanno smesso di muoversi nel loro ritmo, tutto questo alimenta lo stato infiammatorio di fondo, e la pelle stessa diventa più sensibile, le fasce più dolenti.
Per questo non funzionano bene gli approcci classici basati su pressioni intense o stimolazioni forti. Il corpo, in stato di allerta, legge ogni intensità come una minaccia, e si difende. Quello che serve è un altro tipo di approccio: che non forzi mai il sistema, che lavori con estrema gentilezza, che accompagni gradualmente il corpo a sentirsi di nuovo al sicuro.
Non si lavora sul dolore. Si lavora sulle soglie che lo generano.
Per la fibromialgia lo shiatsu sistemico relazionale si adatta in modo particolare. Non si fanno pressioni profonde, non si insiste sui punti dolenti. Si lavora con un tocco misurato, più leggero del consueto, pensato per dare al corpo segnali di sicurezza e non di attivazione. È la qualità della presenza, prima ancora della tecnica, a fare la differenza.
Lo sguardo dello shiatsu è vitalistico ed energetico: non cerca diagnosi, riconosce qualità del flusso, dell’energia, del respiro. È un linguaggio che si adatta sempre al ricevente. Per la fibromialgia questo è essenziale: ogni seduta è calibrata sul corpo come si presenta in quel momento, mai come dovrebbe essere.
Il lavoro è sempre molto graduale. Le prime sedute sono esplorative: ascoltiamo come il tuo corpo risponde, capiamo cosa tollera, dove possiamo andare e dove no. Molto di quello che facciamo non è neanche visibile: è un lavoro sottile sulla fascia, sul respiro, sulla zona viscerale. Col tempo il corpo comincia a riorganizzarsi: il dolore diventa meno diffuso, il sonno più riparatore, la nebbia si dirada.
Non prometto la scomparsa della fibromialgia. Ma in molte persone il carico si riduce significativamente, la qualità della vita migliora, gli episodi di esacerbazione diventano meno frequenti. Lo shiatsu si integra bene con qualunque percorso che stai seguendo, senza interferire.
Il corpo che ha dolore diffuso non chiede di essere curato più forte. Chiede di essere toccato più piano.
Il percorso, passo dopo passo.
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Primo incontro
Ci conosciamo con calma. Mi racconti a voce la tua storia, da quanto tempo convivi con la fibromialgia, quali sono i tuoi momenti migliori e peggiori. Lo shiatsu osserva il corpo da uno sguardo vitalistico ed energetico: parte da come stai adesso, in questo momento, in questo giorno. Il primo trattamento è sempre molto dolce, esplorativo. Durata 50 minuti.
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Le prime sedute
Calibriamo insieme il lavoro in base a come hai risposto alla prima. A volte il giorno dopo c’è una leggera esacerbazione, poi un miglioramento: è normale, fa parte del processo. Cominci a notare piccole cose: una notte di sonno un po’ migliore, un mattino meno faticoso, un respiro più lungo.
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Il ciclo di dieci sedute
Per la fibromialgia il ciclo di dieci sedute a cadenza settimanale o quindicinale è quello che permette al corpo di riavviare il giusto dialogo con se stesso. Non è una soluzione veloce: è un percorso che il corpo riconosce. Dopo, si decide insieme un protocollo di gestione: una seduta mensile, o la programmazione di un altro ciclo in un’altra stagione. Buona prassi è programmare le sedute come ritmo costante che sostiene, non solo come risposta agli episodi acuti.
Quello che ti stai chiedendo.
Quanto costa un trattamento?
Ogni incontro dura 50 minuti e il costo è compreso tra 80 e 100 euro, variabile in base al tipo di trattamento e alla durata del percorso. Per il ciclo di dieci sedute c’è una tariffa agevolata. Tutti i dettagli ti vengono comunicati al momento della prenotazione.
Quanti trattamenti servono?
Di norma serve almeno un ciclo di dieci sedute per riavviare il giusto dialogo con se stessi. Per la fibromialgia questo arco di tempo è particolarmente importante: il corpo ha bisogno di gradualità, di sicurezza, di costanza.
Dopo il ciclo si concorda insieme un protocollo di gestione: una seduta mensile, o la programmazione di un altro ciclo in un’altra stagione. Buona prassi è programmare il proprio star bene, non rispondere al dolore solo quando arriva. Lo shiatsu in questo è fantastico: permette di sentirsi meglio e più vivi sempre, al di là dei dolori che si hanno.
Il trattamento può aumentare il dolore?
Nelle prime sedute può capitare un lieve aumento del dolore il giorno dopo, seguito poi da un miglioramento. È una risposta fisiologica al cambiamento, non un peggioramento. Ma è proprio per prevenire risposte troppo forti che il tocco viene calibrato con estrema attenzione, specialmente all’inizio. Se qualcosa non va, si interrompe, se ne parla, si cambia approccio. La tua sensibilità è il riferimento, non un ostacolo da superare.
In che fase posso iniziare?
In qualunque fase. Lo shiatsu è un linguaggio, e come tale adatta le pressioni e il tipo di lavoro alla condizione del ricevente. Anche nei periodi di esacerbazione si può lavorare, con tocco ancora più sottile e ascolto ancora più ampio. Nei periodi di quiete relativa si può andare un po’ più in profondità. Il corpo ne ha sempre beneficio.
Cosa porto al primo incontro?
La tua storia, raccontata a voce. Niente cartelle, niente referti. Mi interessa sapere come vivi la fibromialgia, da quanto, quali sono i tuoi momenti migliori e peggiori, come dormi, come digerisci, cosa peggiora il quadro e cosa lo allevia. Lo shiatsu osserva il corpo da uno sguardo vitalistico ed energetico, parte da come stai qui, ora. Vesti molto comodi che non costringano in nessun punto.